Archivio per Predstave 2019

(Non)adattato – 28/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

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TEATRO POPOLARE ISTRIANO, TEATRO CIVICO DI POLA

(NON)ADATTATO

Autore e regista: Luka Mihovilović
Autore musica: Luka Mihovilović
Co-autore e co-regista: Gea Gojak
Design animazione: Vibor Juhas
Fotografo: Aleksandar Ramadanović

Interprete:
Luka Mihovilović

(Non)Adattato è un’opera teatrale creata come progetto d’autore dell’attore e registi Luka Mihovilović in collaborazione con l’attrice e regista Gea Gojak. Attraverso la forma del monodramma, verrà raccontata una storia sulla diversità, percorrendo la vita di una persona, dalla sua prima età alla maturità. In questo percorso di vita, il pubblico sarà testimone della sua crescita e dello sviluppo d’identità in relazione ai valori sociali e morali. Il tema affronta il problema della discriminazione e del pregiudizio. Come principale motivo c’è la mancanza di rispetto, viene messo in evidenza l’orientamento sessuale che sfida il determinismo sociale della persona la cui vita seguiamo nella rappresentazione.

Più informazioni: www.ink.hr

Per il bene di tutta la gente – 27/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

KOPER---Nova-Gorica
Coproduzione: Teatro di Capodistria e Teatro popolare sloveno di Nova Gorica

Francesco Randazzo:
PER IL BENE DI TUTTA LA GENTE

Diretto da: Nenni Delmestre
Traduttore: Marko Sosič
Costumista e musicista: Lina Vengoechea
Assistente del direttore: Renata Vidic
Designer luci: Jaka Varmuz
Lettore: Martin Vrtačnik
Designer maschere: Matej Pajntar

Interpreti:

Zum, proprietario del supermercato in testa delle truppe umane e delle guardie di frontiera;
Rok Matek
Zug, sua moglie: Anja Drnovšek
Ansch, il fratello minore di Zug: Matevž Biber
Topf, meccanico: Bine Matoh
Schwei, funzionario municipale: Igor Stamulak
Kopf, medico: Jože Hrovat
Luss, studente, figlia del meccanico Topf: Tjaša Hrovat
???, giovane clandestino; Lin Colja (formazione teatrale)

Gente comune in un piccolo vilaggio di confine. Dall’altra parte del confine, altre persone: definite pericolose. Anche loro sono persone comuni, proprio come la gente del villaggio di confine. Ma sono diversi: sono alieni e soprattutto indesiderati. E per questa ragione la gente del vilaggio si organizza. Formano dei piccoli gruppi di pattuglia fortemente motivati in qualità di protezione contro i clandestini, gruppi di guardie notturne sotto la collina e lungo la riva del fiume, che di fatto rappresenta il confine. Sono forti e determinati a non permettere a nessuno di attraversare quella collina. Quando uno degli alieni, tuttavia, riesce ad attraversare il fiume, viene catturato; il suo destino sarà deciso dal gruppo di abitanti privilegiati del villaggio (il proprietario del supermercato e sua moglie, il meccanico e sua figlia, il medico, il naciskin e funzionari municipale) descritti dall’autore a grandi linee e un testo privo di punteggiatura.

Attraverso la loro “ricerca” delle risposte alla domanda sul daffarsi con i clandestini, l’autore rivela le loro passioni più buie, i veri motivi dei loro sentimenti e azioni, i loro principi fuorvianti dettati dalle loro “sane” e “buone” intenzioni, e attraverso loro, l’autore riflette l’orribile insensatezza della società moderna, la xenofobia; e soprattutto la paura dell’ignoto e di tutto ciò che è diverso.

Il dramma “Per il bene di tutta la gente” che oggi e ancor più rilevante che al momento della sua creazione, il regista, attore e drammaturgo italiano Francesco Randazzo (1963) ha preso spunto da un vero evento del 1996 e ha vinto il premio Candoni Arte Terme.

Più informazioni: www.gledalisce-koper.si

Il Pazzo e la suora – 26/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

HNK Varaždin
Teatro popolare croato di Varaždin

Stanislaw Ignacy Witkiewicz:
Il Pazzo e la suora

Traduzione: Dalibor Blažina

Regista: Jasmin Novljaković
Scenografia: Miljenko Sekulić – Sarma
Costumista: Jasminka Petek – Krapljan
Assistente movimento scenico: Jasminka Petek – Krapljan
Compositore: Davor Bobić
Direttore di scena: Sanjin Rožić

Prima: 07 novembre 2018

Il dramma “il pazzo e la suora” o “Non c’e male che non possa volgere al peggio” (1923), mette in primo piano una delle versioni del”eroe preferito dello scrittore – l’Artista, questa volta un poeta (poeta la cui poesia e di dubbia qualità), chiuso in un manicomio e legato in camicia di forza. Così, il due volte imprigionato Walpurg, diventa oggetto di due scuole terapeutiche: la psichiatria tradizionale, rappresentata dal dottor Burdygiel, e la psicoanalisi, i cui esperimenti vengono effettuati dal dott. Grün, che cercano invano di risolvere il complesso di Walpurg Tuttavia, la liberazione personale del poeta, il suo gesto di protesta, rivela il suo carattere “umano”: conduce attraverso la seduzione della bellissima Sorella Anna, al “spontaneo” omicidio di uno dei medici, il dott. Burdygiel. Certo, il crimine commesso richiede sanzioni sociali: ma per evitare ulteriori torture psichiatriche, Walpurg si impicca. Sembra che la tragedia abbia raggiunto il culmine. Ma in quel momento Witkacy applica la sua tipica procedura “distorta”: mentre il suo corpo giace sul pavimento della cella, entra in scena Walpurg accompagnato dal dottore che aveva ucciso: entrambi accompagnano la Sorella Anna in città, ad una festa. Il dott. Grün viene convinto di essere in realtà lui il pazzo. Viene imprigionato nel suo stesso ospedale e attaccato dagli inserverienti arrabbiati: “Ora siamo noi i pazzi”. Come al solito, il dramma di Witkacy si chiude con un caos grottesco – tutti si prendono a pugni.

Ma questo caos di carattere quasi da avanspettacolo – il Grand Guignol di Witkacy – porta un significato più profondo: il mondo qui è un manicomio, e l’artista è esposto alla costante tortura di riabilitazione e alla “guarigione”. La metafora è nota (si pensi solo “Al volo sopra il nido del cuculo” di Miloš Forman), anche se le soluzioni di Witkacy sono diverse: la liberazione non avviene attraverso la violenza, ma attraverso la relativizzazione grottesca di ogni azione “sublime”. Perché, nel suo grottesco, ogni tragedia si trasforma in farsa. Il mondo perderà inevitabilmente il suo significato fondamentale diventerà un palcoscenico dell’assurdità universale; Il futuro, che lo scrittore proclama, gli artisti – ultimi individualisti – non saranno più necessari.

Witkacy si è ucciso il 18 settembre del 1939, in fuga da Varsavia verso est, raggiungendo il confine della Polonia – si è ucciso nel momento in cui la sua terra d’origine fu invasa dalle truppe tedesche e sovietiche. Nel momento in cui ha ricevuto la conferma finale che sarebbe arrivato il momento in cui un individuo non avrebbe più significato nulla.

Dalibor Blažina

Più informazioni: www.hnkvz.hr

Il triangolo rosa – 25/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

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Una commovente storia d’amore, posta nel centro della Germania prebellica, quando i nazionalsocialisti presero il potere. Viene evidenziata la storia dell’omosessualità, in cui migliaia di persone LGBT sono state contrassegnate con un triangolo rosa e inviate nei campi di sterminio. “Il triangolo rosa” (Bent) è un dramma senza tempo, di amore, umanità, impotenza e speranza. E anche su pregiudizi, intolleranza e dei tempi più bui del XX secolo che si potrebbero ripetere a breve. “Il triangolo rosa “ci ricorda che accettare se stessi è un prerequisito per combattere tutte le forme di oppressione.

Dalla recensione: Il concetto di base messo in scena, non è un urlo o una rivoluzione virtuale, ma un’interpretazione sottile e psicologicamente molto intensa degli attori Jurij Drevenšk, Anžet Zevnik e Aleš Kranjc, che ci permette di entrare nella dolorosa realtà di una Germania purosangue, di prima e in tempo di guerra, in un momento in cui il Paragrafo 175 permetteva lo sterminio dei LGBTQ + (o con strategie manipolative, faceva in modo che si uccidessero a vicenda o commettessero suicidio). Zala Dobovsek, dal diario del mio dispositivo iPhone.

Più informazioni: skuc.si

Scomparsa – 24/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

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SCOMPARSA
Stoccolma, Pennsylvania, 2016
Dramma
Prima esibizione slovena
Prima: 26 ottobre 2018
Lo spettacolo dura 1 ora e 15 minuti e non ha pause.

Traduttore Andrej E. Skubic
Regista e autore dell’adattamento teatrale:Nataša Barbara Gračner
Autore delle canzoni e assistente alla regia: Eva Kokalj
Drammaturgo: Ira Ratej
Scenografo: Meta Hočevar
Costumista: Tina Boncha
Autore musica: Drago Ivanuša
Lettore: Barbara Rogelj
Designer luce: Boštjan Kosasistentka
Costumista: Tina Hribernik

Interpreti:
Marcy; Judita Zidar
Leia: Ana Penca
k. g. psicologo: Ivo Krajnc Bagola
Glen: Milan Štefe
Ben: Sebastian Cavazza
Voci e vocale: Nina Ivanišin
Naratore: Petra Kerchmar

Il dramma “Scomparsa” inizia là dove la storia del rapimento si conclude: ai margini di un lieto fine, quando dopo 19 anni di ricerca e speranze, la scomparsa Leia viene restituita alla famiglia, mentre il suo rapitore, Ben, finisce dietro le sbarre in attesa di giudizio. I genitori Marcy e Glen hanno perso una figlia di quattro anni, ora nella loro vita entra una ragazza adulta, e cercano di riprestinare la loro vita, scomparsa da tempo nella nebbia dell’oblio, e portarla a quella che era prima del rapimento. Sebbene i genitori si impegnino molto nel tentativo di ricostruire una casa sulle rovine dei ricordi, Leia preferisce rimanere nella propria stanza. Nessuno può entrare nella sua armatura psicologica. La mamma ispeziona la stanza della figlia e scopre con orrore le lettere nascoste inviate dal rapitore e il diario di sua figlia, che testimoniano che Leia e Ben sono legati da un forte e caldo legame emotivo, che non fu mai veramente spezzaro. Quando Leia torna da una visita segreta a Ben in carcere, Marcy sconvolta e indignata, decide di porre fine a questo legame – anche se dovrà ricorrere a mezzi estremi. Dicono che non possiamo scegliere la famiglia in cui nasciamo. Leia è francamente orgogliosa che l’amore paterno di Ben l’abbia scelta. È davvero solo una manifestazione della sindrome di Stoccolma, in cui la vittima, per sopravvivere, si lega al suo carceriere?

La Sindrome di Stoccolma, come suggerisce il titolo originale del dramma “Scomparsa” (Stoccolma, Pennsylvania), è un termine tecnico, del 1973, coniato dallo psichiatra Frank Ochberg in base al caso di rapina in banca, durante la quale i rapinatori avevano rapito cinque persone. Furono questi ostaggi che durante il rapimento simpatizzarono apertamente con i loro rapitori e accolsero l’intervento della polizia, con apparente riluttanza.

Tale comportamento non è conosciuto solo alla polizia, ma anche al pubblico e agli psicologi. Ancora oggi, dopo tanti casi di rapimento, tra cui l’esempio più noto di Patty Hearst, che si era integrata ai suoi rapitori assistendo attivamente alla rapina delle banche, non possono completamente essere accettati e spiegare i meccanismi della sindrome di Stoccolma. Oggi, il termine usato per spiegare il comportamento delle vittime di violenza domestica (violenze e abusi sessuali nelle famiglie), i prigionieri di guerra, i membri di sette, le vittime di incesto, vittime nei campi di concentramento e il comportamento di tutti coloro che hanno subito un legame controllato e minaccioso. La sindrome di Stoccolma è caratterizzata da sentimenti positivi che le vittime nutrono per colui che le controlla minaccia e abusa, e negativi per coloro che cercano di aiutare (amici, altri membri della famiglia, terapisti, i rappresentanti delle autorità, etc.). La vittima comprende e sostiene chi la abusa, ma aiuta anche da se. Di solito, le vittime perdono la capacità di liberarsi e fuggire da un tale rapporto sia perché hanno paura che questo metta in pericolo la loro vita, sia perché questo potrebbe mettere a repentaglio la vita degli altri. La sindrome viene attivata quando la vittima riceve piccole gentilezze ed è anche consapevole del fatto che la sua sopravvivenza dipende dalla volontà del rapitore, che viene aiutato anche dal fatto che le vittime sono in isolamento, hanno la sensazione di essere in trappola e subiscono il controllo completo.

Più informazioni: www.mgl.si