Il Pazzo e la suora – 26/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

HNK Varaždin
Teatro popolare croato di Varaždin

Stanislaw Ignacy Witkiewicz:
Il Pazzo e la suora

Traduzione: Dalibor Blažina

Regista: Jasmin Novljaković
Scenografia: Miljenko Sekulić – Sarma
Costumista: Jasminka Petek – Krapljan
Assistente movimento scenico: Jasminka Petek – Krapljan
Compositore: Davor Bobić
Direttore di scena: Sanjin Rožić

Prima: 07 novembre 2018

Il dramma “il pazzo e la suora” o “Non c’e male che non possa volgere al peggio” (1923), mette in primo piano una delle versioni del”eroe preferito dello scrittore – l’Artista, questa volta un poeta (poeta la cui poesia e di dubbia qualità), chiuso in un manicomio e legato in camicia di forza. Così, il due volte imprigionato Walpurg, diventa oggetto di due scuole terapeutiche: la psichiatria tradizionale, rappresentata dal dottor Burdygiel, e la psicoanalisi, i cui esperimenti vengono effettuati dal dott. Grün, che cercano invano di risolvere il complesso di Walpurg Tuttavia, la liberazione personale del poeta, il suo gesto di protesta, rivela il suo carattere “umano”: conduce attraverso la seduzione della bellissima Sorella Anna, al “spontaneo” omicidio di uno dei medici, il dott. Burdygiel. Certo, il crimine commesso richiede sanzioni sociali: ma per evitare ulteriori torture psichiatriche, Walpurg si impicca. Sembra che la tragedia abbia raggiunto il culmine. Ma in quel momento Witkacy applica la sua tipica procedura “distorta”: mentre il suo corpo giace sul pavimento della cella, entra in scena Walpurg accompagnato dal dottore che aveva ucciso: entrambi accompagnano la Sorella Anna in città, ad una festa. Il dott. Grün viene convinto di essere in realtà lui il pazzo. Viene imprigionato nel suo stesso ospedale e attaccato dagli inserverienti arrabbiati: “Ora siamo noi i pazzi”. Come al solito, il dramma di Witkacy si chiude con un caos grottesco – tutti si prendono a pugni.

Ma questo caos di carattere quasi da avanspettacolo – il Grand Guignol di Witkacy – porta un significato più profondo: il mondo qui è un manicomio, e l’artista è esposto alla costante tortura di riabilitazione e alla “guarigione”. La metafora è nota (si pensi solo “Al volo sopra il nido del cuculo” di Miloš Forman), anche se le soluzioni di Witkacy sono diverse: la liberazione non avviene attraverso la violenza, ma attraverso la relativizzazione grottesca di ogni azione “sublime”. Perché, nel suo grottesco, ogni tragedia si trasforma in farsa. Il mondo perderà inevitabilmente il suo significato fondamentale diventerà un palcoscenico dell’assurdità universale; Il futuro, che lo scrittore proclama, gli artisti – ultimi individualisti – non saranno più necessari.

Witkacy si è ucciso il 18 settembre del 1939, in fuga da Varsavia verso est, raggiungendo il confine della Polonia – si è ucciso nel momento in cui la sua terra d’origine fu invasa dalle truppe tedesche e sovietiche. Nel momento in cui ha ricevuto la conferma finale che sarebbe arrivato il momento in cui un individuo non avrebbe più significato nulla.

Dalibor Blažina

Più informazioni: www.hnkvz.hr

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