Archivio per maggio, 2019

Introduzione di prof. dr. sc. Sibila Petlevski, Akademija dramske umjetnosti Sveučilišta u Zagrebu

22/05/2019 // news, Top news

TAGLIO D’ORO PER IL LEONE D’ORO

Sibila-PetlevskiUn decennio fa, avevo fatto parte della giuria professionale per la valutazione e selezione delle performances pervenute al Festival Internazionale del Teatro da camera Leone d’Oro, e in quell’occasione avevo scritto un articolo intitolato “L’età d’oro del Leone d’oro”. Il mio intento era di enfatizzare l’unicità e la qualità del concetto d’autore del Festival. Nonostante le difficoltà, anzi circostanze sempre più difficili, nelle quali viene esaminato e valutato il ruolo della cultura nella società – questo Festival è sempre riuscito a realizzare e riconciliare l’armonia, una sorta di sezione aurea tra due componenti equivalenti di vita teatrale: la necessità di mantenere standard teatrali elevati e di eccellenza artistica da un lato, e l’impegno di ascoltare il pulpito del pubblico dall’altro. Di solito si dice che arte e populismo non si conciliano, ma proprio una tale “riconciliazione” di tendenze apparentemente opposte, viene raggiunta grazie alla concezione dell’autore del Festival, che da una copertura attenta e profonda, sia nella coraggiosa ricerca artistica, che nella comunicazione tramite un collegamento che rafforza le risorse di poteri convergenti chiusi nello spettetore, e il pubblico esce dalla “scatola nera” teatrale emotivamente e intellettualmente impegnato, istruito e divertito.

Forse oggi lo scopo più importante della cultura del Festival sta nel rafforzare o addirittura far rinascere l’interesse per l’arte, e ciò può essere realizzato nel modo impostato dal direttore artistico del Festival Internazionale del Teatro da camera Leone d’oro: incoraggiando la curiosità degli spettatori all’aprirsi verso il “nuovo”, come per ciò che è riconoscibile nello “sconosciuto” e il conservativismo del “conosciuto/familiare”. Tutte le tesi che allora avevo esposto lodando il Festival, sono valide ancor’oggi. Alcune cose devono essere insistentemente enfatizzate nel contesto del riconoscimento ridotto, e ancor più il drasticamente ridotto supporto finanziario dei valori culturali.

Entrando nella stagione giubilare del Festival Internazionale del Teatro da Camera Leone d’oro, citeremo Oscar Wilde: “Il critico dovrebbe educare il pubblico; l’artista ha il dovere di educare il critico. ” Spieghiamo perché sia lecito citare Wilde nel contesto di un festival teatrale impostato dal fondatore e direttore artistico, Damir Zlatar Frey. Il progetto del Festival, che tra l’altro ha avuto un gran successo, si basa sull’idea di coesistenza di tre nazioni – croati, sloveni e italiani – che convivono nella zona di confine, testimoniando la necessità di superare i confini; il desiderio di espansione sfrenata di idee e pratiche artistiche, il che conduce all’espansione degli orizzonti. Anno dopo anno, con l’intenzione che questo nobile compito si realizzi, il Festival conferma l’esattezza del pensiero di Gavella che sostiene che ogni contatto con la vita teatrale straniera pulisce la visione della nostra creatività, e nelle parole pronunciate da “stranieri” – finchè nella passione della performance cercano di trovare un punto di riferimento comune – vibrano tutti gli elementi del nostro discorso interiore.

In questo senso, si può dire che la concezione della critica del Festival, mirava fin dall’inizio ad educare il pubblico, svegliando i potenziali spirituali degli spettatori, stimolando la curiosità e la necessità di ricevere informazioni e allo stesso tempo aumentare la consapevolezza e la coscienza del pubblico. Il potenziale rivelatore del teatro, in termini di tempo associato alla formazione di eventi qui e ora, può essere liberarato solo in presenza dello spettatore come fattore attivo che deve essere – come dice Badiou – invocato. La vera natura del teatro non viene raggiunta con un’analisi stancante, bensi collegando gli elementi tradizionali di luogo, testo, regista, attore, decorazioni, costumi e pubblico, in modo che tramite un’impostazione giocosa, si giunga ad una Dialettica di Stato (situazione di presentazione), Etica drammatica (provocazioni di performance) e lo Spettatore (come possibile sostenitore della verità). Il modello così impostato è coronato da un concetto di teatro che si pone coraggiosamente nella funzione del motore della produzione della Verità attraverso l’eventuale emergere di sfide. L’appello dello spettatore non segue un decreto, ma viene formato in base al potenziale appropriato per un giudizio responsabile sulla qualità dello spettatore. Lo spettatore, al contrario degli osservatori, dovrebbe prendere su di sé, come individuo, la responsabilità ermeneutica, condividere il rischio con gli artisti dello spettacolo, per cui ogni occhiata al “vicino” apre una nuova entusiasmante prospettiva, uno sguardo sorprendentemente fresco al “familiare”.

La cornice critica del Leone d’oro , posta da Zlatar Frey, è stata progettata per risvegliare l’esistente e creare un nuovo pubblico. D’altra parte, lo stesso concetto critico ben concepito del Festival, rimane aperto; lasciato alle sfide della nuova performance nella sua varietà di forme di teatro da camera (dalle scene di teatro da camera di grandi teatri, a compagnie teatrali non istituzionalizzate e la formazione di un teatro sperimentale) per – come disse Wilde – dare la possibilità all’artista di educare i “critici” per toglierli dalla sicurezza di concetti preformati, rilasciare e incoraggiare la reciprocità.

Il festival è concettualmente innovativo. Il festival, la “vita” teatrale, si basa sulla realtà della coesistenza di tre popoli – croati, sloveni e italiani – che convivendo nella zona di confine sono destinati a testimoniare la necessità di superare i confini; il desiderio di espansione sfrenata di idee e pratiche artistiche, il che conduce all’espansione degli orizzonti, che necessariamente conducono a orizzonti che si espandono, il che crea molteplici vantaggi per la comunità: fertilizza idee nuove nel campo della creazione artistica, promuove la tolleranza sociale e la convivenza, arricchendo la scena teatrale croata, crea una piattaforma per progetti e programmi transfrontalieri che diffondono le arti teatrali, informano ed educano il pubblico, e espandono la base di ricezione e partecipazione alla creazione dell’offerta di mercato artistico di alta qualità e la richiesta di collaborazione; espande e arricchisce l’offerta turistica nella regione.

La serietà nel determinare l’inquadratura, ma anche la giocosità e la permissività, sono una speciale virtù del concetto del programma. Il Festival viene lasciato alle sfide di nuove esibizioni di un diverso design, include tutte le caratteristiche espressive del Teatro da camera. Il concetto del Festival, in due decenni di esistenza e di successo, si sta espandendo e internazionalizzando. Tale sviluppo ha necessariamente portato alla complessità dei compiti e delle attività di produzione, trasformando il Festival Internazionale di teatro da camera Leone d’oro in un programma complesso che di per sé comprende tutta una serie di componenti progettuali, ciascuno di per sé impegnativo, ma che formano un insieme organico. Il produttore del Festival, Marko Fereni, ha riunito un gruppo di collaboratori piuttosto piccolo ma efficiente e competente, raggiungendo un’esemplare gestione del programma del Festival, il quale può essere d’esempio a molti festival mondiali con una rete di infrastrutture molto più grandi, un notevole numero di collaboratori e un sostegno finanziario garantito.

Parlando di sostegno finanziario in tempi di crisi, si deve notare che i progetti di livellamento a chiave ” ad ognuno un pò ” non porta a risultati soddisfaccenti e, alla fine, il risparmio che equalizza i grandi programmi di interesse per la comunità, e piccoli progetti che devono ancora evolvere – porta necessariamente a un paradosso in cui il denaro risparmiato viene effettivamente spreccato. Il Festival Leone d’Oro è un programma che in due decenni di attività ha dimostrato di essere un successo nostrano – civico, regionale, nazionale – ma anche un programma internazionale che contribuisce all’offerta culturale croata.

Damir Zlatar Frey, direttore d’opera, coreografo, drammaturgo, costumista, scenografo, fondatore e direttore del teatro e del Festival, che in un’occasione descrissi come “professionista autentico della propria arte e storia di vita, come una delle possibili teorie di vita nella pluralità della verità” con la propria dirigenza forte e acclamata a livello internazionale, è stato in grado di aggiungere una qualità extra al Festival. Dall’atteggiamento dell’autore che non perde mai la propria capacità di valutazione realistica e precisa degli eventi attuali nella dinamica del teatro del nostro tempo, viene realizzato il programma “Taglio d’oro”: la sensibilità per una vasta gamma di diverse opportunità per l’accesso al teatro da camera sapientemente armonizzato con la visione di regia di Frey e una ricca esperienza e pratica teatrale.

Il valore specifico della cultura del Festival sta nella capacità di creare “un’aurea” di eventi urbani attorno al programma stesso. Il Festival Internazionale di teatro da camera Leone d’oro è riuscito a creare una cornice del programma teatrale interessante e autonomo, ma il suo vantaggio è creare un’atmosfera di punto di riferimento nei mesi estivi degli eventi culturali che la città di Umago – naturalmente con una corretta valutazione del progetto del Leone d’oro – potrebbe essere classificata sulla mappa delle mete turistiche più interessanti sulla mappa Europea.

Prof. Dott. sc. Sibila Petlevski,
Accademia delle Arti Drammatiche, Università di Zagabria

Discorso introduttivo del Ministro della Cultura dr. sc. Nina Obuljen Koržinek

22/05/2019 // news, Top news

Ministrica-kulture-33Testo introduttivo per il catalogo del 20 ° anniversario del “Leone d’oro”

Alla vigilia del 20 ° anniversario del Festival di Teatro da camera “Leone d’Oro”, che da un considerevole numero di anni si svolge con successo ad Umago, porgo i piu cordiali saluti agli organizzatori, ai partecipanti e al pubblico.

Nel corso dei 20 anni del “Leone d’oro”, festival di grande importanza di cui abbiamo orgogliosamente seguito lo sviluppo, iniziato da Damir Zlatar Frey, direttore artistico e autore di spicco, pluripremiato nel ambito artistico. Grazie alla sua guida creativa, si susseguono le edizioni del festival dal programma attentamente ponderato, con criteri estetici elevati, con un concetto chiave specifico, che collega il multiculturalismo di tre culture e nazioni che convivono in questa area. Il festival dedicato al teatro da camera, tematicamente collega vari progetti teatrali mettendo in discussione il teatro, la realtà sociale e personale, e presenta i migliori autori e interpreti di diverse espressioni teatrali artistiche e poetiche, di gruppi teatrali indipendenti o quelli di livello nazionale.

Il Festival Leone d’Oro, è già da due decenni centro artistico, dinamico e creativo che arricchisce continuamente la vita culturale della città di Umago, della regione, ma contribuisce pure alla ricchezza creativa culturale della Repubblica di Croazia.

Ministro della Cultura dr. sc. Nina Obuljen Koržinek

Discorso introduttivo del Presidente della Regione Istriana Valter Flego 2019

22/05/2019 // Nekategorizirano

VALTER-FLEGO-2016-578xParola introduttiva del prefetto della Regione istriana, Valter Flego, per il catalogo del 20 ° Festival internazionale del Teatro da camera “Leone d’oro”

Giunto alla sua ventesima edizione, il Festival Internazionale del Teatro da Camera “Leone d’oro”, che negli ultimi due decenni ha arricchito la scena culturale e l’offerta turistica dell’Istria, conferma l’importanza della sua esistenza. Cosi anche quest’anno, alla fine di giugno, grazie a numerosi gruppi teatrali, per ben dieci giorni avremo la possibilità di divertirci assistendo alle esibizioni teatrali. Umago riunirà di nuovo gli appassionati di teatro, autori e attori, artisti famosi e rappresentanti della cultura e della vita pubblica.

I partecipanti al Festival, provenienti dalla Croazia, Slovenia, Italia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia, confermano che la cultura non conosce confini, unisce le persone e arricchisce le comunità. Soprattutto in un mondo di continua e frenetica evoluzione del progresso tecnologico, la cultura è custode delle nostre particolarità, dei valori che curiamo, promotrice della storia e della tradizione. Proprio per questa ragione, la Regione Istriana tiene a tutti quegli eventi culturali e agli amanti dell’arte e della bellezza, che non rinunciano alla loro visione, ma di anno in anno, continuano con il loro lavoro, inesauribilmente, e si sottopongono a sempre nuove prove. Il pubblico riconosce e premia tale impegno e i partecipanti sono felici di ritornare.

Pertanto, colgo l’occasione per congratularmi vivamente con gli organizzatori per il raggiungimento del significante ventesimo anniversario del “Leone d’oro”, con l’augurio di continuare così negli anni a venire.

Presidente della Regione Istriana Valter Flego

Vili Bassanese – prefazione sindaco 2019

22/05/2019 // Nekategorizirano

Vili Bassanese

Vili Bassanese

Siamo giunti alla ventesima edizione del Leone d’Oro, il festival del teatro da camera che da due decenni impreziosisce la nostra bellissima Umago. Credo profondamente che l’arte – specie quella teatrale – raggiunga il suo apice nella libertà creativa. Essa esige una seria dedizione, ma anche una dose di coraggio e intuizione, ed è proprio sotto questa luce che porgo con massimo rispetto i miei migliori auguri all’autore del progetto nonché direttore artistico del festival, il sig. Damir Zlatar Frey.

Il ventesimo anniversario rappresenta un grande successo, essendo il frutto di anni di lavoro, dedizione, sacrifici, ispirazioni artistiche, perseveranza e amore profondo. Il festival individua attentamente le tematiche e analizza i valori sociali attraverso diversi stilemi teatrali che trovano le proprie radici negli spazi culturali mediterranei e mitteleuropei.

In quanto sindaco della Città di Umago, sono particolarmente onorato ad ospitare il Leone d’Oro, il festival che celebra gli ideali di unione ed espressione culturale all’insegna della multiculturalità e del multilinguismo. Dal profondo del mio cuore auguro a tutto il gruppo un felice anniversario, con l’auspicio che il successo del festival prosegua imperterrito negli anni a venire!

Sindaco:
Vili Bassanese

(Non)adattato – 28/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

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TEATRO POPOLARE ISTRIANO, TEATRO CIVICO DI POLA

(NON)ADATTATO

Autore e regista: Luka Mihovilović
Autore musica: Luka Mihovilović
Co-autore e co-regista: Gea Gojak
Design animazione: Vibor Juhas
Fotografo: Aleksandar Ramadanović

Interprete:
Luka Mihovilović

(Non)Adattato è un’opera teatrale creata come progetto d’autore dell’attore e registi Luka Mihovilović in collaborazione con l’attrice e regista Gea Gojak. Attraverso la forma del monodramma, verrà raccontata una storia sulla diversità, percorrendo la vita di una persona, dalla sua prima età alla maturità. In questo percorso di vita, il pubblico sarà testimone della sua crescita e dello sviluppo d’identità in relazione ai valori sociali e morali. Il tema affronta il problema della discriminazione e del pregiudizio. Come principale motivo c’è la mancanza di rispetto, viene messo in evidenza l’orientamento sessuale che sfida il determinismo sociale della persona la cui vita seguiamo nella rappresentazione.

Più informazioni: www.ink.hr

Per il bene di tutta la gente – 27/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

KOPER---Nova-Gorica
Coproduzione: Teatro di Capodistria e Teatro popolare sloveno di Nova Gorica

Francesco Randazzo:
PER IL BENE DI TUTTA LA GENTE

Diretto da: Nenni Delmestre
Traduttore: Marko Sosič
Costumista e musicista: Lina Vengoechea
Assistente del direttore: Renata Vidic
Designer luci: Jaka Varmuz
Lettore: Martin Vrtačnik
Designer maschere: Matej Pajntar

Interpreti:

Zum, proprietario del supermercato in testa delle truppe umane e delle guardie di frontiera;
Rok Matek
Zug, sua moglie: Anja Drnovšek
Ansch, il fratello minore di Zug: Matevž Biber
Topf, meccanico: Bine Matoh
Schwei, funzionario municipale: Igor Stamulak
Kopf, medico: Jože Hrovat
Luss, studente, figlia del meccanico Topf: Tjaša Hrovat
???, giovane clandestino; Lin Colja (formazione teatrale)

Gente comune in un piccolo vilaggio di confine. Dall’altra parte del confine, altre persone: definite pericolose. Anche loro sono persone comuni, proprio come la gente del villaggio di confine. Ma sono diversi: sono alieni e soprattutto indesiderati. E per questa ragione la gente del vilaggio si organizza. Formano dei piccoli gruppi di pattuglia fortemente motivati in qualità di protezione contro i clandestini, gruppi di guardie notturne sotto la collina e lungo la riva del fiume, che di fatto rappresenta il confine. Sono forti e determinati a non permettere a nessuno di attraversare quella collina. Quando uno degli alieni, tuttavia, riesce ad attraversare il fiume, viene catturato; il suo destino sarà deciso dal gruppo di abitanti privilegiati del villaggio (il proprietario del supermercato e sua moglie, il meccanico e sua figlia, il medico, il naciskin e funzionari municipale) descritti dall’autore a grandi linee e un testo privo di punteggiatura.

Attraverso la loro “ricerca” delle risposte alla domanda sul daffarsi con i clandestini, l’autore rivela le loro passioni più buie, i veri motivi dei loro sentimenti e azioni, i loro principi fuorvianti dettati dalle loro “sane” e “buone” intenzioni, e attraverso loro, l’autore riflette l’orribile insensatezza della società moderna, la xenofobia; e soprattutto la paura dell’ignoto e di tutto ciò che è diverso.

Il dramma “Per il bene di tutta la gente” che oggi e ancor più rilevante che al momento della sua creazione, il regista, attore e drammaturgo italiano Francesco Randazzo (1963) ha preso spunto da un vero evento del 1996 e ha vinto il premio Candoni Arte Terme.

Più informazioni: www.gledalisce-koper.si

Il Pazzo e la suora – 26/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

HNK Varaždin
Teatro popolare croato di Varaždin

Stanislaw Ignacy Witkiewicz:
Il Pazzo e la suora

Traduzione: Dalibor Blažina

Regista: Jasmin Novljaković
Scenografia: Miljenko Sekulić – Sarma
Costumista: Jasminka Petek – Krapljan
Assistente movimento scenico: Jasminka Petek – Krapljan
Compositore: Davor Bobić
Direttore di scena: Sanjin Rožić

Prima: 07 novembre 2018

Il dramma “il pazzo e la suora” o “Non c’e male che non possa volgere al peggio” (1923), mette in primo piano una delle versioni del”eroe preferito dello scrittore – l’Artista, questa volta un poeta (poeta la cui poesia e di dubbia qualità), chiuso in un manicomio e legato in camicia di forza. Così, il due volte imprigionato Walpurg, diventa oggetto di due scuole terapeutiche: la psichiatria tradizionale, rappresentata dal dottor Burdygiel, e la psicoanalisi, i cui esperimenti vengono effettuati dal dott. Grün, che cercano invano di risolvere il complesso di Walpurg Tuttavia, la liberazione personale del poeta, il suo gesto di protesta, rivela il suo carattere “umano”: conduce attraverso la seduzione della bellissima Sorella Anna, al “spontaneo” omicidio di uno dei medici, il dott. Burdygiel. Certo, il crimine commesso richiede sanzioni sociali: ma per evitare ulteriori torture psichiatriche, Walpurg si impicca. Sembra che la tragedia abbia raggiunto il culmine. Ma in quel momento Witkacy applica la sua tipica procedura “distorta”: mentre il suo corpo giace sul pavimento della cella, entra in scena Walpurg accompagnato dal dottore che aveva ucciso: entrambi accompagnano la Sorella Anna in città, ad una festa. Il dott. Grün viene convinto di essere in realtà lui il pazzo. Viene imprigionato nel suo stesso ospedale e attaccato dagli inserverienti arrabbiati: “Ora siamo noi i pazzi”. Come al solito, il dramma di Witkacy si chiude con un caos grottesco – tutti si prendono a pugni.

Ma questo caos di carattere quasi da avanspettacolo – il Grand Guignol di Witkacy – porta un significato più profondo: il mondo qui è un manicomio, e l’artista è esposto alla costante tortura di riabilitazione e alla “guarigione”. La metafora è nota (si pensi solo “Al volo sopra il nido del cuculo” di Miloš Forman), anche se le soluzioni di Witkacy sono diverse: la liberazione non avviene attraverso la violenza, ma attraverso la relativizzazione grottesca di ogni azione “sublime”. Perché, nel suo grottesco, ogni tragedia si trasforma in farsa. Il mondo perderà inevitabilmente il suo significato fondamentale diventerà un palcoscenico dell’assurdità universale; Il futuro, che lo scrittore proclama, gli artisti – ultimi individualisti – non saranno più necessari.

Witkacy si è ucciso il 18 settembre del 1939, in fuga da Varsavia verso est, raggiungendo il confine della Polonia – si è ucciso nel momento in cui la sua terra d’origine fu invasa dalle truppe tedesche e sovietiche. Nel momento in cui ha ricevuto la conferma finale che sarebbe arrivato il momento in cui un individuo non avrebbe più significato nulla.

Dalibor Blažina

Più informazioni: www.hnkvz.hr

Il triangolo rosa – 25/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

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Una commovente storia d’amore, posta nel centro della Germania prebellica, quando i nazionalsocialisti presero il potere. Viene evidenziata la storia dell’omosessualità, in cui migliaia di persone LGBT sono state contrassegnate con un triangolo rosa e inviate nei campi di sterminio. “Il triangolo rosa” (Bent) è un dramma senza tempo, di amore, umanità, impotenza e speranza. E anche su pregiudizi, intolleranza e dei tempi più bui del XX secolo che si potrebbero ripetere a breve. “Il triangolo rosa “ci ricorda che accettare se stessi è un prerequisito per combattere tutte le forme di oppressione.

Dalla recensione: Il concetto di base messo in scena, non è un urlo o una rivoluzione virtuale, ma un’interpretazione sottile e psicologicamente molto intensa degli attori Jurij Drevenšk, Anžet Zevnik e Aleš Kranjc, che ci permette di entrare nella dolorosa realtà di una Germania purosangue, di prima e in tempo di guerra, in un momento in cui il Paragrafo 175 permetteva lo sterminio dei LGBTQ + (o con strategie manipolative, faceva in modo che si uccidessero a vicenda o commettessero suicidio). Zala Dobovsek, dal diario del mio dispositivo iPhone.

Più informazioni: skuc.si

Scomparsa – 24/06/2019

22/05/2019 // Predstave 2019

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SCOMPARSA
Stoccolma, Pennsylvania, 2016
Dramma
Prima esibizione slovena
Prima: 26 ottobre 2018
Lo spettacolo dura 1 ora e 15 minuti e non ha pause.

Traduttore Andrej E. Skubic
Regista e autore dell’adattamento teatrale:Nataša Barbara Gračner
Autore delle canzoni e assistente alla regia: Eva Kokalj
Drammaturgo: Ira Ratej
Scenografo: Meta Hočevar
Costumista: Tina Boncha
Autore musica: Drago Ivanuša
Lettore: Barbara Rogelj
Designer luce: Boštjan Kosasistentka
Costumista: Tina Hribernik

Interpreti:
Marcy; Judita Zidar
Leia: Ana Penca
k. g. psicologo: Ivo Krajnc Bagola
Glen: Milan Štefe
Ben: Sebastian Cavazza
Voci e vocale: Nina Ivanišin
Naratore: Petra Kerchmar

Il dramma “Scomparsa” inizia là dove la storia del rapimento si conclude: ai margini di un lieto fine, quando dopo 19 anni di ricerca e speranze, la scomparsa Leia viene restituita alla famiglia, mentre il suo rapitore, Ben, finisce dietro le sbarre in attesa di giudizio. I genitori Marcy e Glen hanno perso una figlia di quattro anni, ora nella loro vita entra una ragazza adulta, e cercano di riprestinare la loro vita, scomparsa da tempo nella nebbia dell’oblio, e portarla a quella che era prima del rapimento. Sebbene i genitori si impegnino molto nel tentativo di ricostruire una casa sulle rovine dei ricordi, Leia preferisce rimanere nella propria stanza. Nessuno può entrare nella sua armatura psicologica. La mamma ispeziona la stanza della figlia e scopre con orrore le lettere nascoste inviate dal rapitore e il diario di sua figlia, che testimoniano che Leia e Ben sono legati da un forte e caldo legame emotivo, che non fu mai veramente spezzaro. Quando Leia torna da una visita segreta a Ben in carcere, Marcy sconvolta e indignata, decide di porre fine a questo legame – anche se dovrà ricorrere a mezzi estremi. Dicono che non possiamo scegliere la famiglia in cui nasciamo. Leia è francamente orgogliosa che l’amore paterno di Ben l’abbia scelta. È davvero solo una manifestazione della sindrome di Stoccolma, in cui la vittima, per sopravvivere, si lega al suo carceriere?

La Sindrome di Stoccolma, come suggerisce il titolo originale del dramma “Scomparsa” (Stoccolma, Pennsylvania), è un termine tecnico, del 1973, coniato dallo psichiatra Frank Ochberg in base al caso di rapina in banca, durante la quale i rapinatori avevano rapito cinque persone. Furono questi ostaggi che durante il rapimento simpatizzarono apertamente con i loro rapitori e accolsero l’intervento della polizia, con apparente riluttanza.

Tale comportamento non è conosciuto solo alla polizia, ma anche al pubblico e agli psicologi. Ancora oggi, dopo tanti casi di rapimento, tra cui l’esempio più noto di Patty Hearst, che si era integrata ai suoi rapitori assistendo attivamente alla rapina delle banche, non possono completamente essere accettati e spiegare i meccanismi della sindrome di Stoccolma. Oggi, il termine usato per spiegare il comportamento delle vittime di violenza domestica (violenze e abusi sessuali nelle famiglie), i prigionieri di guerra, i membri di sette, le vittime di incesto, vittime nei campi di concentramento e il comportamento di tutti coloro che hanno subito un legame controllato e minaccioso. La sindrome di Stoccolma è caratterizzata da sentimenti positivi che le vittime nutrono per colui che le controlla minaccia e abusa, e negativi per coloro che cercano di aiutare (amici, altri membri della famiglia, terapisti, i rappresentanti delle autorità, etc.). La vittima comprende e sostiene chi la abusa, ma aiuta anche da se. Di solito, le vittime perdono la capacità di liberarsi e fuggire da un tale rapporto sia perché hanno paura che questo metta in pericolo la loro vita, sia perché questo potrebbe mettere a repentaglio la vita degli altri. La sindrome viene attivata quando la vittima riceve piccole gentilezze ed è anche consapevole del fatto che la sua sopravvivenza dipende dalla volontà del rapitore, che viene aiutato anche dal fatto che le vittime sono in isolamento, hanno la sensazione di essere in trappola e subiscono il controllo completo.

Più informazioni: www.mgl.si