Zvonimir Peranić

26/06/2014 // news

Autore: Zvonimir Peranić,

Zvonimir Peranić

In un epoca di cambiamenti rapidi e costanti, con sempre meno attenzione al proprio, nel epoca di vita da palcoscenico, i valori imposti, la programmazione di modelli di comportamento, in un epoca di accelerazione, di costante sforzo per raggiungere un livello superiore, il passare del tempo sembra essere ancora meno importante. La vita scorre a velocità spaventosa. I valori personali, le ragioni di vita, l’importanza dell’esistenza, degli amici, dell’amore, dell’attenzione …vengono rimandati. Le ricerche del tempo perduto, in molti casi, non cominciano mai. Alcuni, ancora prima di iniziare, chiudono gli occhi per sempre. Sembrano spaventose le idee neoliberali, il consumisno, le novità “liberali”: i reality show, l’esposizione della propria personalità attraverso i social network, l’innaturale modellazione dell’uomo secondo la moda del momento, la formattizzazione causata dai programmi televisivi, l’ottundimento politico …. Tutto questo impoverisce, asciuga, spreme, neutralizza e pietrifica l’essenza di vita. E l’arte, e il teatro, in parecchi casi, sono collegati a questa tendenza. Il campo delle muse a volte sembra falso, e invece dell’effetto trasformazionale sull’uomo che può ispirare la catarsi teatrale, sul palcoscenico vengono presentate ripetizioni senza inventiva.

Il persistere di tali condizioni di cambiamento forzato è estremamente difficile. Il Festival Internazionale del Teatro da Camera Leone d’oro riesce a sopravvivere in questo tempo di transizione. La quindicesima edizione, il giubileo, sta affrontando un momento in cui gli estremi sono particolarmente evidenti. Alla sua base il Leone d’Oro ha l’idea del Triangolo – convivenze tra tre nazionalità che vivono lungo il confine: croati, sloveni e italiani. Proprio l’idea di tolleranza, che è cronicamente carente in questo settore, e che è presente in Istria, si oppone all’idea degli estremi. Estremi che oggigiorno sono ancora presenti nella zona di transito. Il festival è sempre stato libero da tali limiti. La programmazione del Festival di Damir Zlatar Frey, è aperta a diverse forme di teatro professionale da camera _ da grandi teatri di scena da camera a gruppi noninstituzionali e formazioni di teatro sperimentale. Si tratta di forme teatrali aperte e diverse, dal folk al teatro artistico. Tale programmazione può sembrare estrema, in questo periodo quando non solo il teatro ma anche i festival stessi, sia dal punto di finanziamento oppure la messa in scena, tendono sempre più verso forme monocromatiche, interessi comuni, e riflettono proprio gli estremi sociali, invece di farne un’analisi critica.
Gli spettacoli della quindicesima edizione mettono in evidenza questi estremi, parlano di loro, indicano, urlano di alienazione umana, la solitudine di un uomo perso in un poligono sociale, religioso, di genere, estremi educativi che inondano la vita di oggi, che come un’ombra con il loro buio sfumano e creano apparentemente un senso di libertà, ma in realtà isolano, uccidono e trasformano in marionette. Il programma dunque confronterà il pubblico con la vita quotidiana degli estremi e cercherà di aumentare la ricerca. Ricerca, nella quale il teatro può aiutare ad evitare di perdere tempo, ma godere nella bellezza della vita.

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