Introduzione di Maja Gregl

06/06/2017 // news, Top news

Maja Gregl

Maja Gregl

Nella tradizione del Festival, anno dopo anno, vari titoli teatrali si susseguono con successo e lasciano il segno nell’arte del territorio della nostra regione. L’arte è sempre motivo d’incontri di persone, si sviluppa la tolleranza e si sottolinea tutto ciò che nel piano sociale d’oggi viene percepito come peso. Il peso della vita, dell’esistenza, l’individuo nella società e la società nel suo insieme, nello spazio e nel tempo in cui ci stiamo muovendo.

L’arte, mediante il teatro, influisce sul miglioramento della società e il Festival “Leone d’oro” appare come una costante sociale correttiva. Ogni anno, questo festival viene arricchito con nuovi spettacoli, nuove sfumature, nuovi significati negli aggiornamenti di vita. Il teatro è come un palcoscenico della vita in cui ci troviamo tutti.

I titoli di quest’anno aprono vecchie ferite attraverso nuovi temi di attualità che si presentano come un’eruzione di energia che viene lanciata dalle profondità più cupe, trasferendo molte storie diverse in un unico spazio.

“Il pervertito (casuale)”, monodramma sulla base del testo dell’autore americano Andrew Goffman, è una divertente storia di vita sulla maturazione sessuale e solleva la questione della dipendenza dal vizio. C’è una cura per questo? Il Teatro “Joža Ivakić” di Vinkovci ha riunito lo scrittore e traduttore Borivoj Radaković, l’attore Goran Grgić che firma la sua prima regia e l’attore Vladimir Andrić, che in questo monodramma riconosce la sfida di recitazione.

“260 giorni” viene presentato dal Teatro popolare di Osijek, spettacolo realizzato con successo sulla scena notturna. Storia di guerra scolvongente, secondo il romanzo autobiografico di Marijan Gubina, dove il brillante attore Aljosa Cepl impersona l’autore stesso, il quale rispecchia in pieno l’orrore vissuto dinanzi al quale restiamo in silenzio e umili. I temi catarsici sono necessari più che mai nel tempo in cui viviamo oggi, in modo che il male non si ripeta.

Il teatro Prešeren di Kranj ci presenta l’ideologia del male con il dramma di Ingmar Villqist “La notte di Helverj “, della regia di Alen Jelen, ponendo la sua azione drammatica nell’ intimità e rassegnazione di una coppia in un momento di crescente nazismo in Germania.

Il Teatro popolare Istriano di Pola con l’ “Addio al nubilato” ci porta sulla scia di queste ansie, ma in un contesto del tutto contemporaneo ci dà un’idea della complessità del rapporto e il confronto con le proprie paure e passioni represse. Secondo l’idea di Paul Farrah (“Addio al nubilato”), Violeta Tomić, regista, scenografa, costumista che ha scelto anche la musica, ha aperto il tema che sarà un modo divertente e umoristico di dire la verità circa l’indimenticabile addio al nubilato, prima delle nozze, in una discoteca con spogliarello maschile, così come quella dell’addio al celibato.

Il Teatro popolare sloveno di Nuova Gorizia, presenterà il dramma basato sul film classico “Lacrime amare di Petra Von Kant” di Rainer Werner Fassbinder, che in tutte le sue opere espone inesorabilmente l’ipocrisia del piccolo borghese tedesco. L’attualità dell’opera è uno schiaffo in faccia riconoscibile per i fenomeni di omofobia sociale d’oggigiorno.

Il Teatro civico sloveno di Celje, presenta il dramma “Rose Bernd” di Gerhart Hauptmann, rappresentante del naturalismo tedesco e anche uno dei classici sul piedistallo della cultura tedesca e dell’arte, da cui impariamo a conoscere i veri valori della vita attraverso la sofferenza, quando seguiamo i nostri desideri che non si adattano alle aspettative dell’ambiente.

Con la loro parola, i classici come i contemporanei, ci parlano dell’individuo e della sua esposizione alla crudele società d’oggi, della lotta per la sopravvivenza, della resistenza all’odio e della ricerca di una strada che conduca ad una vita degna dell’uomo.

I commenti sono chiusi.